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WeWorld, in Siria 10 anni dopo per il futuro del Paese

Insieme ad Aics per recupero scuole e formazione insegnanti

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Era il 15 marzo 2011 quando le prime dimostrazioni pubbliche contro il governo centrale aprivano in Siria una delle crisi più feroci e dolorose del mondo mediorientale. Un conflitto che dieci anni dopo non accenna a placarsi, nonostante 500 mila vittime ed effetti devastanti sull’economia del Paese, con l’80% della popolazione ridotto in stato di povertà e oltre 6.2 milioni di sfollati interni. I più colpiti, come sempre accade, sono i bambini ai quali è stato strappato il presente, ma anche la possibilità di un futuro. “Prima della guerra la Siria era un paese dove il 94% dei piccoli andava a scuola, alla stregua dell’Italia.

Le persone vivano in maniera molto simile a noi”, racconta all’ANSA Stefania Piccinelli, responsabile dei Programmi internazionali di WeWorld, organizzazione italiana indipendente, da 50 anni impegnata a garantire i diritti di donne e bambini in 27 Paesi, Italia compresa. In Siria l’Ong è sul campo dall’inizio del conflitto, oggi in prima linea con il progetto finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo Right to Education and Protection for children at risk. “Operiamo accanto alle comunità, alle mamme, alle famiglie perché i bambini abbiano accesso a un’educazione di qualità – prosegue la Piccinelli – ma anche per proteggerli dalle conseguenze devastanti del conflitto”. Per aver un’idea, “su 25 mila scuole esistenti prima della guerra, oggi non ne sono rimaste più di 8 mila”. Il progetto, che si concluderà a giugno 2021, ha permesso la riabilitazione di tre scuole pubbliche ad Aleppo e Deir-Ez-Zor, favorendo l’accesso scolastico in spazi sicuri ed inclusivi ad almeno 1.300 studenti (altre 19 erano state riaperte negli ultimi due anni da WeWorld, con 5 mila banchi forniti e materiale didattico per 10 mila ragazzi). “Garantire un’educazione di qualità, però, vuol dire anche riqualificare il personale docente”, spiega Giulia De Cesaris, da due anni e mezzo a Damasco per WeWorld come responsabile dei Servizi Educativi. “Sono circa 180 mila gli insegnati ‘persi’ in Siria – dice - Molti hanno lasciato il Paese o hanno perso il lavoro perché le scuole sono state distrutte. Grazie al progetto della Cooperazione italiana abbiamo formato oltre 350 insegnanti, offrendo loro le competenze per rispondere ai nuovi bisogni dei bambini”. Il tutto, nell’ultimo anno, facendo fronte anche alla pandemia che non ha risparmiato la Siria, con servizi igienici ripristinati in 22 scuole e distribuzione di kit di pulizia e sanificazione a studenti e personale docente-amministrativo. Si lavora poi, anche porta a porta, per recuperare quell’intera generazione nata durante il conflitto che una scuola non l’ha mai vista (si contano oltre 29 mila persone raggiunte).

Così come per quell’altra imponente fetta di bambini a rischio abbandono, perché le famiglie sono così povere da non potersi permettere ne’ i quaderni ne’ il bus per arrivare a scuola. Un percorso accidentato, e non solo metaforicamente, perché la Siria è un Paese dove ogni mattina si rischia di saltare su una mina inesplosa. E dove l’infanzia è spesso violata da ragioni che con i bambini nulla hanno a che fare. “Spesso le mamme non mandano i piccoli a scuola, anche perché hanno paura – prosegue la Piccinelli - Facciamo formazione ai bambini per proteggerli, per spiegare loro come riconoscere un ordigno e come comportarsi. Quest’anno siamo molto orgogliosi anche della nostra campagna per prevenire i matrimoni precoci, altro atroce effetto collaterale della guerra. Come i bambini si ritrovano a dover lavorare in tenerissima età - spiega - le bambine, soprattutto nelle zone rurali, si trovano spose per le condizioni di povertà della famiglia”. Già raggiunte e informate via sms 500 mila persone. Altre 10 mila, inclusi uomini e ragazzi, sono state coinvolte in sessioni di discussione e informazione sul tema.

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