Moncler e i suoi creativi

Progetto Genius aperto a città. Piccioli, 'creatività inclusiva'

Lifestyle Moda
Chiudi MONCLER E I SUOI CREATIVI NEI MAGAZZINI RECUPERATI (ANSA) MONCLER E I SUOI CREATIVI NEI MAGAZZINI RECUPERATI

Erano abbandonati e pieni di detriti: oggi, con Moncler, i Magazzini Raccordati della Stazione Centrale di Milano sono tante piccole gallerie d'arte, dove trovano posto le installazioni con cui il brand presenta i progetti dei tanti designer del progetto Moncler Genius. Un evento reso possibile grazie alla collaborazione con il Comune e Grandi Stazioni e che, dopo il debutto del 20 febbraio, domenica 24 sarà aperto al pubblico, con 5000 persone che si sono già prenotate online. E non sarà solo il piacere della moda a guidare i milanesi in questi spazi dismessi da anni, creati nel 1914 per lo stoccaggio e la distribuzione delle merci che arrivavano in treno. La riapertura, con i nomi dei designer all'ingresso di ogni tunnel, a rappresentare la molteplicità di voci che anima il progetto lanciato lo scorso anno da Remo Ruffini e che oggi vede al lavoro nuovi stilisti, ma sempre con la stessa formula - ogni collezione viene lanciata singolarmente attraverso progetti mensile - e lo stesso motto: one house, different voices. Ed ecco la visione di Pierpaolo Piccioli, che ha unito la couture ai tessuti africani, collaborando con la top Liya Kebede, che sostiene gli artigiani africani con il suo marchio lemlem. "Fondere la diversità è la mia idea di creatività inclusiva - dice Piccioli - E' stato un onore prendere parte a questo progetto e mettere insieme eredità apparentemente così diverse che, combinate in modo inconsueto, hanno dato vita a creazioni tanto ricche e inedite che ridefiniscono il concetto di bellezza, per ricordare a noi stessi che nella vita non esistono confini". Ed ecco che dall'Islanda arriva l'artista Shoplift, con la sua foresta sintetica dai colori acidi che accoglie i capi da montagna della linea Grenoble, disegnata da Sandro Mandrino. Nel tunnel a fianco, la galleria d'arte 'vandalizzata' immaginata da Francesco Ragazzi di Palm Angels, con le immagini della collezione alle pareti e gli spettatori che possono interagire con i modelli-statue, schiacciando un bottone che li spruzza di vernice.

Tra le new entry del progetto, l'inglese Richard Quinn, che ha avuto la regina in prima fila alla sua sfilata e a Milano si presenta con un tunnel floreale e un giardino total black dove prendono posto i suoi piumini couture anni '60, con grandi margherite e bottoni gioiello. In un box specchiato una tormenta avvolge le modelle di 1952, la cui parte femminile è disegnata da Veronica Leoni, mentre Sergio Zambon firma la proposta uomo, presentata sotto igloo tecnologici. E' una galleria del vento, invece, quella dove Craig Green presenta i suoi piumini da viaggio, leggeri, protettivi e componibili, mentre un bosco di pioppi accoglie le cappe rosa con nastri rossi di Simone Rocha. Ispirazione Sims, con un paesaggio alpino in scala Lego, per la Poldo Dog Couture per quattro zampe, mentre lo street style di Matthew Williams prende vita tra tubi Innocenti e atmosfere industriali. Ancora bosco, ma virtuale, per Fragment, che veste di verde salvia bomber e parka

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Apre a Venezia primo hotel gay friendly

Catena alberghiera Lgbti inaugura prima proprietà in Italia

Lifestyle Società & Diritti
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Axel Hotels, la prima catena di hotel del mondo rivolta alla comunità Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), arriva a Venezia. Il 15 marzo apre l'Axel Hotel Venezia prima inaugurazione nel mercato italiano. Di proprietà di un manager gay, ogni struttura è ben organizzata per la clientela omosessuale, dalla scelta della zona, alle riviste LGBT presenti nella hall, agli eventi gay organizzati nel weekend in hotel. L'albergo si aggiunge alle due aperture previste dalla catena per questo 2019: l'AxelBeach Miami e l'Axel Hotel San Sebastián.
    Storia, arte e stile caratterizzano Axel Hotel Venezia, vicino al Rio della Fornace, tra la Basilica di Santa Maria della Salute e il museo Peggy Guggenheim. Si tratta di un edificio storico in stile tipico veneziano situato nel sestiere di Dorsoduro, punto di incontro degli artisti negli anni della "dolce vita" veneziana e a quindici minuti a piedi da piazza San Marco passando dal ponte dell'Accademia. 
    Sonders and Beach Group sarà partner in Italia di Axel Hotels per i servizi turistici LGBTQ. "E' un progetto che si concretizza - commenta Alessio Virgili CEO Sonders and Beach Group Italia - con Axel Hotels, per la loro prima apertura in Italia, a Venezia. Il nostro Gruppo, Sonders&Beach Italy, sarà partner strategico in Italia grazie al know how del mercato italiano. Da oltre 15 anni combatto affinché l'Italia sia destinazione privilegiata per il turismo LGBTQ. È stato complicato, ma oggi finalmente possiamo vedere i risultati, non ultima la vittoria di Milano come sede della Convention mondiale IGLTA sul Turismo LGBT. Oggi mi sento doppiamente orgoglioso di questo primo opening sia come Italian IGLTA Ambassador e sia come Presidente di AITGL". Il futuro hotel, completamente rinnovato nel 2017, disporrà di 55 camere, di cui 12 verranno aggiunte a Giugno nell'edificio accanto collegato a quello principale, molte delle quali con vista sul canale, equipaggiate e decorate nello stile dei palazzi storici di Venezia che conservano il loro fascino senza tempo.
   

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Alberta Ferretti, elogio dell'imprevisto

Lurex, plissettato, mini abiti e giacche maschili nella collezione alla Milano fashion Week

Lifestyle Moda
Chiudi Milan Fashion Week: Alberta Ferretti (ANSA) Milan Fashion Week: Alberta Ferretti

Da Alberta Ferretti, un incoraggiamento a osare l'imprevisto, per esprimersi con una moda non imprigionata nei regolamenti e nelle tendenze: questo il messaggio lanciato con la collezione per il prossimo inverno, in passerella a Milano. "Sono partita - racconta la stilista - da una doppia osservazione: conservare il carattere indipendente della mia donna e nello stesso tempo spingerla verso espressioni sempre più coerenti con la vita quotidiana e con il suo stile di vita. Il risultato è una collezione che descrive un nuovo modo di essere oggi, in cui si vive la vita di tutti i giorni con il coraggio dell'eccentricità sofisticata, della libertà dell'inaspettato e della forza del carattere. Ecco perché ho spinto la mia moda verso scelte impreviste".

Ecco quindi una collezione molto focalizzata sull'abbigliamento da giorno, dove i pantaloni in denim color washed o neri si abbinano con i top in maglia intarsiata mono spalla. Giacche e miniabiti hanno l'aspetto della divisa militare, le camicie in lurex dorato plissé sono portate sotto le giacche in panno di lana dal taglio maschile, i pantaloni ottenuti da un patchwork di vari tipi di lamé o quelli in pelle con il taglio da cavallerizza sono abbinati a camicie in tulle con le ruches. Eccentricità sofisticata per i pantaloni larghi che si fermano all'altezza del polpaccio, retti da bretelle in tessuto e abbinati a giacche da giorno in gabardine moiré. Per la sera, abiti lunghi in lamé plissettato, con ricami di canutiglie argentate e specchietti riflettenti.

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Carnevale, lancio di aringhe e falò, 7 posti dove la festa è insolita

Alle Canarie c'è la sepoltura della Sardina, a Malta tutti in silenzio

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Il carnevale di Binche in Belgio (ANSA) Il carnevale di Binche in Belgio

Tempo di Carnevale: lo spirito del travestimento, dell'allegoria, del diventare altro ha la sua legittimazione culturale. Il Carnevale diverte i bambini - ecco i consigli per maschere e feste a basso impatto ambientale - ed appartiene anche agli adulti. L'Italia è un paese carnevalesco: Venezia, Viareggio, Putignano e tanti altri. Ma anche in altri paesi, a Rio de Janeiro il più famoso, è una ricorrenza da celebrare con la massima giocosità (trasgressione?). E in Europa? Volagratis.com è andato a caccia di 6 festival di Carnevale storici ed insoliti: da Colonia a Parigi.

SANTA CRUZ - TENERIFE (27 febbraio - 10 marzo)
Santa Cruz vanta il più “brasiliano” dei carnevali europei: per due settimane la città è invasa da folkloristiche parate. Quest’anno il tema della festa sarà “Le profondità marine”: si comincia il 27 febbraio con il Gran Gala per eleggere la Regina della festa, e si prosegue con le sfilate della “Cavalcata” del venerdì e con quella dei carri del Martedì Grasso. Nonostante nel Mercoledì delle Ceneri con la “Sepoltura della Sardina” lo spirito del Carnevale, rappresentato da una sardina di cartapesta, venga bruciato, la conclusione vera e propria ha luogo solo nel fine settimana, tra spettacoli, sagre e ulteriori sfilate.

DUNKERQUE - FRANCIA (2 feb - 23 marzo)
Il Carnevale più festoso di Francia, nonché uno dei più lunghi d’Europa, si svolge nella città francese di Dunkerque: i festeggiamenti iniziano infatti il 2 febbraio e proseguono fino al 23 marzo. Il clou dell’evento è il Martedì Grasso con il celebre Lancio delle Aringhe: quando - tra canti, balli e giochi pirotecnici - il corteo capitanato dalla banda musicale sfila sotto il palazzo del municipio, dai cui balconi venivano tradizionalmente lanciate aringhe affumicate (ora sostituite da cioccolatini) in ricordo dei grandi banchetti che si organizzavano per salutare i pescatori che per molti mesi sarebbero stati impegnati nei mari del Nord. Altra tappa fondamentale è piazza Jean Bart, intitolata al famoso ammiraglio e corsaro del ‘600 originario della città piccarda: qui i partecipanti al corteo si prendono per mano formando un cerchio e, in ginocchio, intonano la Cantate à Jean Bart.

COLONIA - GERMANIA (28 febbraio - 6 marzo)
In Germania il carnevale è un appuntamento particolarmente sentito e festeggiato soprattutto lungo il Reno: a Colonia i festeggiamenti prendono il via l’11 novembre alle 11:11, con la nomina del “triumvirato” composto dal Principe, dal Contadino e dalla Vergine, personaggi - tutti interpretati da uomini - che saranno i protagonisti feste di febbraio e di marzo. I festeggiamenti culminano nel Lunedì delle Rose, il Rosenmontag, celebrato per la prima volta il 10 febbraio 1823, con l’incoronazione dell’Eroe del Carnevale: oggi la nuova tradizione prevede una grande sfilata di carri allegorici che distribuiscono leccornie agli spettatori. Il Martedì Grasso il Carnevale di Colonia si conclude con il grande rogo del Nubbel, un pupazzo di paglia simbolo dell’anno vecchio da lasciarsi alle spalle.

NADUR - MALTA (28 febbraio - 5 marzo)
A Malta il Carnevale viene celebrato dal 1530, anno dell’arrivo dei Cavalieri di San Giovanni. Mentre nella capitale La Valletta la settimana di Carnevale si festeggia nelle sue forme più tradizionali con una parata di stravaganti carri allegorici, a Nadur, sull’isola di Gozo, si svolge il “Carnevale Silenzioso”, una sfilata composta da maschere bizzarre, satiriche e grottesche che rimangono silenti nel tentativo di camuffare la propria identità. Alla sfilata in molti si presentano con cartelli che riportano invettive e battute satiriche alle personalità pubbliche (e a volte anche private). E’ proprio vero che a carnevale ogni scherzo vale!

BINCHE - BELGIO (3-5 marzo)
Quello di Binche è senza dubbio il Carnevale più famoso del Belgio e dal 2003 ha ricevuto da parte dell’UNESCO il riconoscimento come patrimonio mondiale orale ed immateriale dell'umanità. La festa si svolge in due parti: l’avanti-carnevale, ovvero il tempo delle soumonces che si svolge nelle sei settimane precedenti ai tre giorni definiti “grassi”, e il Carnevale vero e proprio. Protagonisti della parata del Martedì Grasso sono i Gilles de Binche, personaggi allegorici del folklore locale che che si esibiscono in danze tradizionali. I Gilles de Binche indossano sabot di legno, una maschera di cera, portano l’apertintaille, un tipo speciale di campana e sfilano seguendo regole ben precise: devono essere sempre accompagnati da almeno un suonatore di tamburo, non possono sedersi in pubblico, non devono ubriacarsi e soprattutto devono essere obbligatoriamente originari di Binche.

PARIGI - FRANCIA (1-5 marzo)
La capitale francese ospita il famoso Carnaval de Paris, la cui origine sembrerebbe risalire alla medievale Fete des Fous, giorni di sfrenata ebbrezza e follia. Dal Medioevo ad oggi la tradizione ha assunto toni meno estremi e il baccanale di un tempo si è tramutato in goliardica festa. L’evento più atteso è quello della domenica che precede il Mardì Gras (3 marzo 2019), quando si svolge la “Promenade de Bœuf-Gras”, una grande parata di maschere e carri allegorici.

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Lady Gaga torna single: "Con Carino non ha funzionato"

Popstar candidata all'Oscar: "Nessun dramma"

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Chiudi Lady Gaga con Christian Carino in una foto del 2017. I due si sono lasciati (ANSA) Lady Gaga con Christian Carino in una foto del 2017. I due si sono lasciati

Lady Gaga e Christian Carino non sono più una coppia. Il fidanzamento è stato rotto solo dopo pochi mesi. "Semplicemente non ha funzionato - ha fatto sapere la popstar attraverso un suo portavoce -. Le relazioni a volte finiscono. Non c'e' alcun dramma dietro". L'artista è attesa alla notte degli Oscar, il 24 febbraio 2019, dove è candidata tra le migliori attrici protagoniste.

- Leggi OSCAR, GLENN CLOSE E LE ALTRE ATTRICI CANDIDATE

- OSCAR RAMI MALEK E GLI ALTRI ATTORI CANDIDATI

- OSCAR OTTO ATTORI CANDIDATI PER LA PRIMA VOLTA

    Le indiscrezioni su una possibile rottura erano cominciate a circolare dopo che Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, 32 anni, non aveva al dito il suo anello di fidanzamento alla cerimonia dei Grammy il dieci febbraio. La cantante, inoltre, non aveva ringraziato Carino durante il suo discorso per il premio alla canzone 'Shallow'.
   

Nessun riferimento al fidanzato neanche durante il giorno di San Valentino.
    Gaga aveva annunciato il fidanzamento con il suo agente, 49 anni, lo scorso ottobre durante la 25/a edizione di Women in Hollywood. I due si frequentavano dal febbraio del 2017.
   

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Gucci, la collezione in maschera, collari e aculei

La moda ibrida di Alessandro Michele racconta il teatro della vita

Lifestyle Moda
Chiudi Milan Fashion Week: Gucci (ANSA) Milan Fashion Week: Gucci

Gucci porta in passerella a Milano Moda Donna una moda 'ibrida' che mescola codici moda lontani e li rimaneggia per dare nuova vita, una rivendicazione di libertà che lo stilista Alessandro Michele così racconta.

- Guarda le foto della sfilata alla Milano Fashion Week

Nel teatro della vita ognuno di noi indossa una maschera con cui presentarsi al mondo: Alessandro Michele parte da questa riflessione di Hannah Arendt per raccontare che "gli abiti sono la nostra maschera, che mostra e nasconde insieme". E le sue maschere - che sfilano in uno spazio ellittico, tra superfici specchiate, pareti punteggiate da 120mila led, lampi di luce e versi ferini - sono piene di aculei. "Mi sono capitati sott'occhio a un'asta dei collari francesi di fine '600 dedicati ai cani fedeli nel proteggere i padroni e - racconta Michele - li ho messi insieme alla maschera, per mostrare che anche un animo gentile può essere costretto a dire: "Attenzione, ci sono, e voglio difendermi". Anche io l'ho dovuto fare ed ero un ragazzino gentile". A collari e aculei, elmi da aquila e copri orecchie dorati ispirati all'opera 'Fashion Fiction #1' dell'artista Eduardo Costa, si abbina l'idea che "siamo tutti animali selvaggi, costretti da regole, e il nostro vivere - racconta il creativo subito dopo lo show - è fatto di paure, siamo accecati, impauriti, storditi e noi stessi siamo belve con gli altri". Belve sì, ma sensibili, quasi con un'ansia di difendere ciò che sembra scappare via. E in questo senso, ammette Michele "la moda è sempre politica. Io cerco di stare lontano dalla politica, ma la moda fa parte della cultura che ti viene incontro, senza bisogno di entrare in una libreria. Forse inconsciamente il mio e' un atto politico con cui cerco di difendermi da chi vuole sottrarmi la cultura". Ed ecco la rivendicazione della libertà - per lui per lei, insieme in passerella, con 44 look uomo e 43 donna - di appropriarsi di codici lontani e rimaneggiarli per dare loro nuova vita.

 

Dai completi sartoriali con ancora le impunture al tailleur con il logo, dalla stola in pelliccia al pull con la scritta ironica, dall'abito in lamé con le calze in pizzo e le ginocchiere al pantalone ampio infilato nei sandali, dalla giacca messa al rovescio al plissé metallizzato, tutto si tiene, in un nuovo equilibrio, condensato rispetto a collezioni precedenti. E se lei è libera di portarsi le sneakers di ricambio in mano e di mettersi le bretelle con gli aculei, lui può tranquillamente indossare jabot e collari di pizzo, bluse con stampa kamasutra e pantaloni floreali a vita alta, bermuda ampi e mocassini con il tacco, maglie ricamate e soprabiti di tulle, tute in gessato con camicie trasparenti e camicia e cravatta. Non a caso l'invito è una maschera in cartapesta dell'ermafrodito: "il mondo antico cantava la meraviglia di essere tra due sessi, oggi è una delle maschere più difficili da portare, ma essere ibridati è una benedizione" conclude Michele che ha voluto tra gli ospiti non solo attori come Jared Leto, Emma Appleton e Andrew Garfield, ma anche attivisti e ricercatori.

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Benetton apre le sfilate di Milano Moda

Debutto in passerella con direzione artistica Castelbajac

Lifestyle Moda
Chiudi Milano Moda, Benetton (ANSA) Milano Moda, Benetton

 "Giovanni Paolo II mi disse che avevo usato il colore come cemento della fede, oggi con Benetton il colore diventa cemento della democrazia" dice Jean Charles de Castelbajac, il settantenne stilista francese chiamato sei mesi fa alla direzione creativa di United Colors of Benetton. Il debutto in passerella a Milano, alla vigilia della fashion week e nel giorno della morte di Karl Lagerfeld, che Castelbajac conosceva bene e ha voluto ricordare all'inizio della sfilata. E poi via con la 'rainbow machine' che è l'ispirazione della collezione per lui e per lei e dell'allestimento della sala, con i telai e le macchine da cucire azionati dagli artigiani del marchio della famiglia Benetton. E' stato con Luciano Benetton - racconta Castelbajac - che "intorno a un tavolo abbiamo rifatto il mondo". Il riferimento è a un pranzo a casa dell'imprenditore veneto, organizzato da Oliviero Toscani, in cui i due hanno scoperto di avere "lo stesso Dna, l'idea del colore come forza ed eleganza". Ed ecco, dopo l'estate, la proposta di diventare direttore artistico di tutte le linee, "una delle più belle avventure della mia vita perché - dice lo stilista che in Italia aveva già collaborato con Iceberg e Sportmax - sono di fronte a una straordinaria 'Rainbow machine', una casa di alta moda per tutti che porta avanti l'idea di una cultura e di una bellezza democratiche".

Per la sua prima sfilata per Benetton, Castelbajac ha portato in passerella proprio l'arcobaleno, come aveva fatto nel 1997, quando il Vaticano lo aveva chiamato come direttore artistico per la visita del Papa a Parigi. Allora aveva vestito preti e ragazzi nei colori dell'arcobaleno, preoccupandosi della reazione dei religiosi, visto che sono anche quelli della bandiera dei diritti omosessuali. Ma loro gli avevano risposto che non c'è copyright per l'arcobaleno, così come oggi lui dice che "non c'è copyright per il colore: il motto United Colors of benetton non è mai stato così moderno - dice - perché il colore serve a riunire gente di ogni tipo ed età". Ed è un casting multietnico quello che porta in scena la collezione per il prossimo inverno - di cui un assaggio è già in vendita in alcuni negozi, dallo store di piazza Duomo a Selfridges a Londra. Ecco il nuovo piumino corto con il logo colorato, le calze a rombi, gli stivali imbottiti a righe e la mini a pieghe verde prato. E poi il completo in maglia jacquard con le calze a righe e il passamontagna colorato, pensato per piacere ai millennial e il pull con cappuccio messo con il bermuda largo e il piumino logo nei colori della terra.

"Questo è un progetto di stile e bellezza a prezzi straordinari - spiega lo stilista - la settimana scorsa abbiamo lanciato una T-shirt a 9 euro ma alcuni pezzi arrivano a 300: la nostra non è fast fashion, noi pensiamo a un guardaroba perenne a prezzi giusti". Per lanciarlo sul mercato, la comunicazione è stata affidata a Oliviero Toscani, che ha anche collaborato alla sfilata, la prima del brand dopo lo show celebrativo per i 40 anni che si è tenuto a Parigi nel 2006.

Ecco la Milano fashion week, con l'attesissima sfilata di Gucci ma anche quelle di Moncler, N21 e Alberta Ferretti.

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Lagerfeld, Schiffer, fu lui a trasformarmi in top

L'iconica modella tedesca, era come Warhol per l'arte

Lifestyle Moda
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 "Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da timida ragazza tedesca in una top model. Mi ha insegnato la moda, lo stile e la sopravvivenza nel mondo della moda. Ciò che Warhol era per l'arte, lui lo era alla moda, è insostituibile. Lui è l'unica persona che potrebbe rendere colorato ciò che è in bianco e nero! Sarò eternamente grata a lui". Così la top model Claudia Schiffer.
   

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Lagerfeld e Chanel, come Karl ha reinventato il marchio di Coco

Dalla giacca sartoriale alle borse trapuntate la 'sua' idea di Chanel

Lifestyle Moda
Chiudi Lagerfeld e le sue modelle alla sfilata Chanel 2010 (ANSA) Lagerfeld e le sue modelle alla sfilata Chanel 2010

Il genio artistico di Karl Lagerfeld, la generosità e la sua eccezionale intuizione di anticipare le mode hanno in gran parte contribuito all'influenza della maison Chanel nel mondo. Oltre ad essere un grande creatore, lo stilista tedesco morto il 19 febbraio a Parigi a (forse) 85 anni, "ha avuto carta bianca nei primi anni '80 per reinventare il marchio", ha detto  Alain Wertheirmer, ceo di Chanel ricordando il "vero amico e complice".

Personalità creativa eccezionale, Karl Lagerfeld ha reinventato, a partire dal 1983, i codici del marchio creato da Gabrielle Chanel: la giacca sartoriale, il tubino nero, i preziosi tweed, le scarpe bicolori, le borse trapuntate, perle e bigiotteria.

Lagerfeld ha detto di Coco Chanel: "Il mio lavoro non è non fare ciò che ha fatto, ma ciò che avrebbe potuto fare. Chanel è un'idea, possiamo reinterpretarla indefinitamente'. Uomo colto e spirito illuminato, libero nella sua creazione come nella sua espressione, Lagerfeld ha esplorato molti altri orizzonti artistici oltre la moda, tra cui la fotografia e i cortometraggi. Chanel ha beneficiato del suo talento in tutte le campagne di moda dal 1987.

I vertici della maison,  del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer, hanno già reso noto chi prenderà il suo posto alla direzione artistica: sarà Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice del couturier, da 30 anni.

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Addio a don Roberto Sardelli, fu il 'don Milani' di Roma

Nel '68 fondò tra le baracche Scuola 725. Nel 2018 laurea honoris causa

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Don Roberto Sardelli in una foto d'epoca di Scuola 725, la baracca alla periferia di Roma dove nel '68 fondò la scuola del riscatto (ANSA) Don Roberto Sardelli in una foto d'epoca di Scuola 725, la baracca alla periferia di Roma dove nel '68 fondò la scuola del riscatto

Una vita passata accanto agli ultimi, agli emarginati, tra le baracche e il degrado. Si è spento a 83 anni, don Roberto Sardelli, uno dei protagonisti della Roma degli anni Settanta, il "prete dei baraccati" che con il suo insegnamento ha cambiato la vita a molti di quei ragazzi che fino ad allora vivevano in gravi situazioni sociali. Originario di Pontecorvo, nella Bassa Ciociaria, don Roberto venne ordinato sacerdote nel 1965, a 30 anni. Formatosi alla scuola di don Milani, nel 1968, dopo un soggiorno in Francia, gli venne dato l'incarico di collaboratore nella parrocchia di San Policarpo,all'Appio Claudio a Roma, dove cominciò attivamente il suo impegno a favore di chi, sopratutto immigrati provenienti dalle regioni del Sud Italia, viveva nelle baracche proprio alle spalle della chiesa, ai piedi dell'Acquedotto Felice. Tra i baraccati, i suoi veri parrocchiani, più autentica sentiva la sua missione: don Roberto abbandonò ogni tipo di copertura clericale, ogni privilegio, e testimoniò una condivisione della loro esistenza, delle loro incertezze, delle loro speranze, delle loro lotte. Così animato da "un lampo di follia creativa", nel 1969 acquistò una della baracche da una prostituta e si trasferì nell'insediamento. Lì fondò la celebre "Scuola 725", dal nome della baracca che la ospitava, definita dagli stessi ragazzi "la scuola del riscatto". Era il tentativo di recuperare chi veniva emarginato anche dalla scuola, consentendo loro di proseguire gli studi e conoscere testi e autori come Gandhi o Malcolm X. Le riflessioni venivano collezionate nel quindicinale redatto dagli stessi ragazzi. Da questo lavoro nacque la "Lettera al sindaco" e il libro "Vita di borgata" (Kurumuny).

Subito dopo lo sgombero della baraccopoli, nel 1973, don Roberto si dedicò alle collaborazioni giornalistiche con Paese Sera, l'Unità e Liberazione, ma anche con riviste del mondo cattolico. Nel 1982 fondò lo Studio Flamenco, per avvicinarsi al mondo Rom attraverso la danza, mentre dal 1989 al 1998 seguì negli ospedali i malati di Aids. Nel 2008 venne realizzato, anche con il patrocinio della Provincia, il film "Non Tacere", presentato anche alla Festa del cinema di Roma. Lo scorso anno don Sardelli è stato insignito anche della laurea honoris causa all'Università degli Studi di Roma Tre.   “Crediamo – scriveva don Roberto e il suo insegnamento vale anche oggi – che questo sia il compito di una scuola: creare una comunità di persone e non individui isolati; educare al servizio degli altri e non all’arrembaggio dei primi posti.”

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Sfilata in monopattino apre Milano Donna

Il marchio inglese Matchless London per le vie del centro

Lifestyle Moda
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- Con una sfilata in monopattino elettrico per le vie del centro, il marchio inglese Matchless London ha dato il via il 19 febbraio alla fashion week milanese.
    Uno street show all'insegna della sostenibilità che si riflette nella collezione per lui e per lei, fatta da capi componibili realizzati con materiali green e pensati per muoversi in città.
    Parka e biker in pelle e montone, trattati con cere naturali, si affiancano ai trench in nylon spalmato accoppiato con la lana trattata con il teflon. Dopo la sfilata, che verrà ripetuta anche domani, i monopattini elettrici saranno noleggiabili per tutta la fashion week scaricando l'apposita app su www.helbiz.com/go.
    Matchless, marchio con 120 anni di storia, firma la giacca per il nuovo Terminator in uscita a novembre. In questa occasione, Arnold Schwarzenegger ha firmato una capsule di cui parte del ricavato andrà devoluto alla sua organizzazione After School All Stars, che fornisce educazione scolastica a bambini provenienti da famiglie disagiate.
   

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Chanel, successione Lagerfeld passa a Virginie Viard

Pavlovskyi, braccio destro garantirà eredità Coco e Karl

Lifestyle Moda
Chiudi Karl Lagerfeld con Virginie Viard, in una foto del 2018. La Viard sarà alla guida di Chanel, succedendo al 'kaiser' morto il 19 febbraio 2019. (ANSA) Karl Lagerfeld con Virginie Viard, in una foto del 2018. La Viard sarà alla guida di Chanel, succedendo al 'kaiser' morto il 19 febbraio 2019.

Nel segno del cordoglio per la grave perdita, dopo aver presentato in una nota, alla famiglia di Karl Lagerfeld e a tutti i suoi parenti, "sincere condoglianze", i vertici di Chanel, hanno sentito l'esigenza di chiarire che il successore dello stilista tedesco, direttore creativo della maison francese dal 1983. Sarà Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice del couturier scomparso oggi da 30 anni. L'annuncio in una nota del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer.
   

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"l'altra" Paranza, ecco la Napoli che non si arrende alla camorra

Cittadinanza attiva al Rione Sanità

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Rione Sanità a Napoli (Foto da cooperativa La Paranza che gestisce le Catacombe di Napoli) (ANSA) Rione Sanità a Napoli (Foto da cooperativa La Paranza che gestisce le Catacombe di Napoli)

In napoletano la "paranza" è una barca, piccola imbarcazioni da pesca che, in coppia, tira le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli. Negli anni il termine è passato a indicare il gruppo di fuoco di un'organizzazione criminale: le paranze sono quelle che fanno le "stese", le azioni intimidatorie, che terrorizzano alcuni quartieri di Napoli. La "paranza dei bambini", nell'accezione camorristica, indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedelta' l'immagine di pesci talmente piccoli da poter essere fritti e consumati all'istante. Proprio come i baby boss e i baby killer. I ragazzini della Paranza c'erano già negli anni '60 e '70, come ha mostrato Francesco Patierno in Camorra: cominciano da piccoli ad arrangiarsi con rapine, spacci ad adattarsi ad una vita che sembra definita, mamme con dozzine di figli, bocche da sfamare, condizioni igieniche fuori controllo. E ci sono ora, gioventù bruciata, raccontati da Roberto Saviano nella Paranza dei bambini, da libro diventato un testo teatrale e ora un film, diretto da Claudio Giovannesi, che ha vinto l'Orso d'argento per la sceneggiatura a Berlino 2019.

Ma a Napoli, c'è anche un altro tipo di paranza, "La paranza della bellezza", come Luca Rosini ha intitolato il bel documentario in onda il 20 febbraio alle 23.30 su Rai2, composta da persone che cercano di cambiare lo stato delle cose, impegnate nella riscoperta del patrimonio culturale, nella musica e nel sociale all'interno di uno dei quartieri simbolo del cuore di Napoli, il Rione Sanità.

    Alcuni sono educatori, altri lavorano nel quartiere come guide turistiche, altri ancora sono semplici cittadini: bambini e giovani, cittadini che desiderano il riscatto sociale. E' attraverso il loro sguardo che si scopre come la bellezza può diventare uno strumento per cambiare la vita delle persone. La Cooperativa "La Paranza", per esempio, creata dai giovani del quartiere per rendere accessibili ai turisti le antiche Catacombe e le bellezze del quartiere; oppure l'Orchestra "Sanitansamble", un progetto di formazione alla musica per bambini e ragazzi. E poi il teatro, uno strumento di liberazione personale che rende i giovani protagonisti al di là delle differenze sociali, e il centro educativo "Sane Stelle": laboratori di espressione artistica e creativa che coinvolgono anche chi è in fuga dalla scuola. Il docu-film è una produzione Rai2 che nasce nel contesto di "Creative memory: the past meets the future", progetto al quale Rai2 partecipa in collaborazione con Copeam (Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo), Asbu e altre 12 televisioni del mediterraneo. Si tratta di una coproduzione internazionale che diffonde storie di giovani che cambiano i loro territori attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale.
   

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Addio a Karl Lagerfeld, leggenda della moda senza età

85 anni, direttore artistico di Chanel dal 1983. Sarto, fotografo, stilista, regista, un 'Kaiser' "libero e mercenario". Un mistero il suo anno di nascita

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Chiudi Karl Lagerfeld, morto a 85 anni il 19 febbraio 2019, qui con la modella e musa Claudia Schiffer (ANSA) Karl Lagerfeld, morto a 85 anni il 19 febbraio 2019, qui con la modella e musa Claudia Schiffer

Karl Lagerfeld è morto all'età di 85 anni. Il sarto, stilista e fotografo tedesco era malato da diverse settimane. Celebre per i suoi abiti e i suoi occhiali neri, era il direttore artistico di Chanel dal 1983. Aveva cominciato come assistente di Pierre Balmain nel 1955, è diventato l'imperatore della moda.

"Amo considerarmi un freelance. Questa parola è l'unione di free, libero come ho sempre voluto essere, e lance che ricorda la parola francese lancé, com'era definita un tempo un'ambita cortigiana. Io mi sento libero e mercenario". In questa dichiarazione è racchiusa l'essenza dello spirito di Karl Otto Lagerfeld, lo stilista tedesco scomparso, nato ad Amburgo il 10 settembre 1933, secondo le fonti più accreditate anche se l'anno di nascita rimane un mistero.

Lagerfeld, per decenni ha diretto due prestigiose maison, Chanel e Fendi, a cui ha dato un'impronta inconfondibile. Inamovibile, insostituibile, totalizzante per le griffe che ha disegnato e della cui immagine si è occupato in toto anche curando le campagne pubblicitarie come fotografo e regista. Un asso pigliatutto insomma, non a caso soprannominato "Il Kaiser".

- Leggi anche l'ultima collezione per Chanel, quando a sorpresa non uscì sulla passerella per gli applausi, facendo capire che non era in condizioni ottimali di salute

- Guarda la photogallery su Karl Lagerfeld

In realtà Lagerfeld è riuscito, nella sua lunga carriera, a fare del suo nome una griffe indipendente che ha collaborato con varie maison della moda, non solo Fendi e Chanel, ma anche Chloé. Ha avuto una sua etichetta e nonostante il successo non ha disdegnato le collaborazioni con i colossi del low cost, anzi è stato un apripista del fashion democratico: per H&M ha firmato nel 2004 una collezione a edizione limitata andata a ruba in due giorni. Dal 2010 ha firmato per quattro stagioni le collezioni di Hogan, per cui ha ripensato i modelli classici del brand, sneakers e ballerine. Nel 2006 ha lanciato una collezione casual uomo-donna, K Karl Lagerfeld, che includeva T-shirt e blue jeans.

Nato da Christian ed Elisabeth Lagerfeld ad Amburgo, in Germania, Lagerfeld era figlio unico. Suo padre era socio di una banca d'affari svedese che fece fortuna introducendo il latte condensato in Germania. La sua data di nascita per molto tempo è stata un vero mistero. La scrittrice Alicia Drake sosteneva che fosse nato nel 1933. Lagerfeld diceva di essere nato nel 1935. I registri di nascita in Germania non sono aperti a ispezioni. Certa la data in cui Lagerfeld emigrò a Parigi con sua madre il 1953. Karl incontra la moda grazie a sua madre che nel 1949 lo porta alla sua prima sfilata, di Dior, a Parigi, dove poi si trasferisce e dove nel '54 da Pierre Balmain ha il suo primo lavoro nella moda avendo vinto un concorso per disegnare un cappotto sponsorizzato dal Segretariato Internazionale della Lana. Nel 1962 diventa il primo freelancer dell'industria della moda lavorando tra Francia, Italia, GB e Germania e lancia un'etichetta sua. Nel '65 ha comincia la collaborazione con Fendi. Nel '64 è la volta di Chloe. Un docufilm racconta l'amicizia con lo storico rivale Yves Saint Laurent fino al litigio nel 1975. Aveva vinto anche il concorso per un premio di abiti sponsorizzato da YSL. "Saint Laurent lavorava per Dior- ricordava Karl - altri giovani che conoscevo pensavano che fosse Dio, invece io non ero così impressionato". Dopo tre anni si trasferì da Jean Patou. "Mi annoiavo anche qui perciò mi licenziai e provai a tornare a scuola, ma non studiavo quindi ho passato più due anni sulle spiagge, suppongo di aver studiato la vita in quel modo". L'annoiato Karl con i soldi della sua ricca famiglia ad un certo punto però fonda un piccolo negozio a Parigi. In questo periodo, come altri colleghi, consultava spesso Madame Zereakian, la veggente armena di Christian Dior. "Fu lei a dirmi che avrei avuto successo con la moda e i profumi" rivelo in seguito.

Nel 1980 Lagerfeld fondò la sua etichetta e con il suo nome lanciò in effetti profumi e abiti. Designer carismatico, eccentrico con un'immagine pubblica inconfondibile - occhiali scuri anche di notte, capelli bianchi raccolti a coda e guanti da aviatore di pelle nera, è un personaggio misterioso che un documentario, Karl Lagerfeld - A Lonely King (in onda nel settembre 2018) ha provato a rivelare. Autori del film i francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai. Karl ha vestito pop star come Kylie Minogue e Madonna.

Claudia Schiffer è stata la sua modella preferita degli anni '80-'90, Kaia Gerber l'ultima musa. Lagerfeld possiede una collezione di 50mila libri (ha aperto una libreria nel '99 a Parigi) e modi di relazionarsi agli altri da imperatore come suggerisce il suo soprannome. Ha rilanciato Chanel, di cui è diventato direttore artistico nel 1983. Dal 1987 ha firmato tutte le campagne fotografiche, scoprendo un talento anche con le immagini. Nel 2000 la decisione di perdere 42 kg in 13 mesi seguendo una dieta. La dieta venne pensata apposta per Lagerfeld dal dottori Jean-Claude Houdret, che scrisse il libro The Karl Lagerfeld Diet.

"Ho deciso di vestirmi diversamente - aveva rivelato in seguito il Kaiser - per vestire abiti disegnati da Hedi Slimane. Ma queste mode sono indossate da ragazzi molto magri e non erano per uomini della mia età. Dovevo perdere 40 chili. Ci ho messo esattamente tredici mesi". Lagerfeld era commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore dal 2010. Appassionato di architettura è stato grande amico di Zaha Hadid a cui ha commissionato il Mobile Art Pavilion per Chanel. A Tadao Ando ha affidato la realizzazione della sua casa-studio a Biarritz, in Francia. Aveva colpito la sua assenza all'ultima sfilata di Chanel, lo scorso 22 gennaio: non era mai accaduto prima.

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Morto Karl Lagerfeld, addio all'imperatore della moda

85 anni, direttore artistico di Chanel dal 1983. Sarto, fotografo, stilista, regista: un asso pigliatutto "libero e mercenario"

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Chiudi Karl Lagerfeld in una foto del 2006 (ANSA) Karl Lagerfeld in una foto del 2006

Addio a Karl Lagerfeld. Lo stilista tedesco, leggenda della moda, è morto all'età di 85 anni (IL PROFILO).

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Non solo stilista, ma anche sarto e fotografo, era malato da diverse settimane. Era nato ad Amburgo il 10 settembre 1933, ma in realtà l'anno di nascita resta un mistero. Celebre per i suoi abiti, i suoi occhiali neri, i guanti di pelle sempre indossati, è stato tra l'altro il direttore artistico di Chanel dal 1983. 

Lagerfeld è morto all'ospedale americano di Neully, alle porte di Parigi, dove era stato ricoverato d'urgenza nella giornata di lunedì. 

- KARL LAGERFELD, ecco perchè è stato una leggenda della moda

KARL LAGERFELD, tutte le foto del Kaiser della moda

Ora la successione da Chanel passa a Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice da 30 anni del couturier. L'annuncio in una nota del presidente della maison Bruno Pavlovskyi e del ceo Alain Wertheimer.

I COMMENTI DELLA MODA

"Karl, il tuo genio ha toccato la vita di così tanti, in particolare di Gianni e mia - ha scritto Donatella Versace su Instagram -. Non dimenticheremo mai il tuo incredibile talento e l'infinita ispirazione. Abbiamo sempre imparato da te". 

 

"Un genio è morto .. un grande amico è morto ... è così triste che non riesco nemmeno a trovare le parole giuste... scusa": un altro messaggio via Instagram da Giancarlo Giammetti, socio e compagno di vita di Valentino Garavani.

"Ho sempre pensato che Karl Lagerfeld fosse un uomo straordinario per il suo talento nel lavoro e nella vita, che ha fuso fino a trasformarli in un'arte unica: il modo di essere Lagerfeld", ricorda Giorgio Armani. "Anche per questo, forse, pur disegnando per marchi dalla grande personalità, la sua presenza - nota Armani - è stata così evidente e riconoscibile da lasciar trasparire sempre il gusto che provava nel disegnare, nel fotografare, nel preparare libri così come nell'allestire sfilate spettacolari. Sono molto colpito dalla sua scomparsa, non posso fare a meno di pensare che fino all'ultimo ha vissuto immerso nel suo piacere più grande: lasciar volare la fantasia dedicandosi al suo lavoro". "Mi ricordo di lui - conclude - quando molti anni fa ci trovammo a Tokyo per una sfilata di vari marchi internazionali. Non dimenticherò mai la gentilezza con cui mi accolse in questo gruppo importante".

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Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square

A 95 anni. Protagonista con infermiera di foto icona fine guerra

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Chiudi Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square (ANSA) Morto Mendonsa, il marinaio del bacio a Times Square

Il marinaio che bacia una donna vestita da infermiera a Times Square in una delle foto più iconiche del XX secolo è morto. George Mendonsa si è spento a 95 anni in seguito ad una caduta in un ospizio di Middletown, Rhode Island, dove viveva con la moglie di 70 anni. Era il protagonista della foto scattata nella più famosa piazza del mondo il 14 agosto 1945, il V-J day, ossia il giorno della resa del Giappone e quindi della fine della seconda guerra mondiale. La gente si riversò nelle strade di New York per celebrare la notizia e Alfred Eisenstaedt catturò con la sua Leica l'immagine di un marinaio che baciava una infermiera vestita tutta di bianco, accompagnandola in un casqué. La foto, pubblicata dal magazine Life, diventò una delle più celebri al mondo, il simbolo del giubilo degli americani per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Denominata "V-J day a Times Square" è conosciuta ai più come "Il bacio". Nella concitata euforia della folla, Eisenstaedt non ebbe il tempo di ottenere i nomi della coppia. Per decenni nessuno seppe chi fossero i protagonisti della foto. Molti si fecero avanti ma erano solo impostori. La verità spuntò tardi, solo nel 1980. Lui era Mendonsa, che aveva servito in un cacciatorpediniere ed era in congedo quando fu annunciata la fine della guerra. Lei era Greta Zimmer Friedman, assistente in uno studio dentistico con l'uniforme da infermiera. I due non si conoscevano. "Mi ricordava le infermiere sulla nave ospedale che si prendevano cura dei marinai", raccontò poi Mendonsa. "Non era proprio un bacio, era solo qualcuno che festeggiava, non era un evento romantico, ma solo un modo per ringraziare Iddio che la guerra fosse finita. Quell'uomo era molto forte. Io non lo stavo baciando. Fu lui a baciare me", rivelò in un'intervista la Friedman, morta nel 2016 a 92 anni in un ospedale di Richmond, Virginia. Non a caso negli anni a venire, con l'avvento del femminismo, qualcuno ipotizzò che più che un gesto romantico quella del marinaio verso l'infermiera fu una sorta di violenza. La foto fu scattata alle 17 e 51 minuti, fissando quel momento per sempre nell'immaginario collettivo

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Morto Mendini, rivoluzionò il design

Protagonista design italiano dei '70, aveva 87 anni

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- E' morto, a Milano, l'architetto e designer Alessandro Mendini, uno dei rinnovatori del design italiano dalla fine degli anni '70. Aveva 87 anni: è deceduto nella sua casa nel capoluogo lombardo, città in cui era nato nel 1931.
    Membro del gruppo 'Alchimia', Mendini è conosciuto per i suoi mobili tra i quali la collezione 'Museum Market' del 1993 e la poltrona Proust esposta in diverse collezioni permanenti, quali il triennale Museum design e il Museo delle arti di Catanzaro.
    Per la sua attività di designer ha ricevuto due volte il Compasso d'oro, nel 1979 e nel 1981, inoltre ha ricevuto l'European Prize for Architecture Awards nel 2014 ed è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres in Francia. Da architetto Alessandro Mendini ha progettato il Groninger Museum in Olanda e la Torre del paradiso a Hiroshima.
   

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Il clima sta cambiando i nostri prati, trend verde 2019

Per nuovo clima tropicale italiano, prati a secco, irrigazione sotterranea e robot-giardinieri

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Chiudi Trend prati : prati senza acqua di Botanical Dry Garden (ANSA) Trend prati : prati senza acqua di Botanical Dry Garden

C’era una volta la moda del prato all’inglese, originario del centro e del nord Europa. E c’erano una volta gli italiani che lo irrigavano ogni giorno e, alla domenica, lo falciavano con cura. Richiedeva molte attenzioni, grande consumo di acqua, concimi chimici e diserbanti per ridurre l’attacco delle erbe infestanti. Il clima però sta cambiando, gli italiani hanno una maggiore coscienza ecologica e i giardini stanno evolvendo verso nuovi tappeti erbosi naturalmente resistenti alla siccità o che si bagnano con acqua di mare. Nuovi anche i sistemi per la cura del verde sempre più demandata ai robot perché i ‘pollici verdi’ , in sensibile aumento, stanno invecchiando come tutta la popolazione italiana e a falciare e annaffiare i giardini non ce la fanno più.
Le novità per il giardinaggio e i trend dei prati 2019 sono in mostra a Myplant & Gardine, International Green Expo a Milano dal 20 al 22 febbraio. Nel 2017, attestano i dati della fiera, le vendite del settore hanno raggiunto i 2.76 miliardi di euro e aumenteranno del 2,4% entro il 2022.
“L’amore per il giardinaggio sta aumentando in Italia, - sottolinea Michele Bindi, consigliere dell’Associazione europea produttori di prato ETP e vice presidente dell’Associazione italiana imprese giardinaggio Assoverde. “Gli italiani hanno ripreso a spendere per il verde perché passano più tempo a casa e si dedicano di più ai prati, piccoli o grandi, ma in modo evoluto rispetto al passato. Il clima sta cambiando e da temperato va verso un caldo sub-tropicale, aumentano anche le zone della penisola con carenza di acqua. Cambia anche la sensibilità ambientale degli italiani nell’usare i fitofarmaci, di pari passo alle normative europee che sono diventate molto più stringenti. I tappeti erbosi sono ora fatti di erbe più resistenti alla mancanza di acqua e agli attacchi degli insetti, oppure di tappeti verdi che non vanno annaffiati”.
Sottolinea Bindi: “Si va dalla Zoysia japonica agli ibridi delle graminacee, fino alla Festuca arundinacea. Sono piante fusiformi ma a foglia più larga rispetto al prato classico. Si tratta di ibridi da piante naturali, ottenuti anche per talea e non per semina e che crescono perfettamente anche con climi caldi fra i 25 e i 35 gradi, al contrario del prato tradizionale che oltre i 25 gradi si secca ed ha bisogno di molta acqua. Invece i nuovi tappeti erbosi vanno in dormienza in inverno, ingiallendo un po’ ma riprendono a crescere con la primavera senza necessità di usare concimi chimici o fitofarmaci”.
Se, per annaffiare un metro quadro di prato tradizionale sono necessari 70 litri di acqua a settimana, ai nuovi tappeti erbosi ne bastano anche 25 litri a settimana e ai ‘dry garden’ l’acqua non serve affatto oppure basta quella di mare. “Il futuro per i giardini prevede sempre un minor consumo di acqua , - precisa Michele Bindi. – “Già oggi è possibile realizzare in ‘dry garden’ con piante tappezzanti oppure usare il Paspalum vaginatum, che si irriga con acqua di mare. Nuovissima, seppure ancora costosa, la 'subirrigazione' con tubature interrate. Il sistema evita l’evaporazione e lo spreco dell’acqua e permette alle piante di bere solo quando necessario e direttamente dalle radici”.
Anche il taglio dell’erba è cambiato. Falciatrice e rastrello non servono più perché alla manutenzione ci pensano i robot. Connessi con il gps, i nuovi robot intelligenti ispezionano l’intero perimetro del giardino da curare muovendosi con radiofari wireless. Una volta eseguita la mappatura falciano e si ricaricano da soli. Innovativo anche il ‘mulching’, il riciclaggio biodegradabile, eseguito con i tosaerba che sminuzzano l’erba lasciandola sul prato come fertilizzante organico e che hanno eliminato la fatica di passare il rastrello dopo la falciatura.

 

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Oscar, chi sono gli otto attori candidati per la prima volta

Da Rami Malek a Olivia Colman alcuni di loro sono tra i favoriti

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Chiudi Rachel Weisz e Olivia Colman in una scena della Favorita (ANSA) Rachel Weisz e Olivia Colman in una scena della Favorita

Tra gli interpreti candidati agli Oscar 2019 sono otto gli attori e le attrici quest'anno nominati per la prima volta e che la notte del 24 febbraio 'rischiano' di uscire dal Dolby Theatre di Los Angeles con la statuetta dorata in mano. Nella categoria miglior attore ce n'è uno solo al debutto nella nomination ed è tra i favoriti: Rami Malek, che ha impressionato con la sua metamorfosi interpretativa, tutt'altro che scontata, di Freddie Mercury in Bohemian Rapsody. Malek, 37 anni, californiano, figlio di immigrati egiziani, tanti ruoli minori prima di incrociare la grande occasione, ha già vinto il Golden Globe con una performance giudicata fantastica ovunque.

Tra le migliori attrici al 'debutto' nella candidatura spicca l'inglese Olivia Colman, l'insuperabile regina Anna della Favorita di Yorgos Lanthimos. Classe 1974, già pluripremiata per serie come The Night Manager, attesa Elisabetta II in The Crown 2, ora ha regalato una grande prova al cinema: la capricciosa, volubile, appassionata regina Anna al centro degli intrighi e degli amori della corte inglese di fine 1600 condivisi con Rachel Weisz e Emma Stone in La favorita. Per l'interpretazione la Colman ha già vinto, oltre al Golden Globe, anche la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Debuttante assoluta è poi Yalitza Aparicio, la sensibile, generosa domestica Cleo del capolavoro di Alfonso Cuaron 'Roma'. Esordiente, la 25enne Yalitza, indigena messicana di origini mixtecas, è un'attrice per caso (ha fatto il provino al posto della sorella), ma ha rivelato un'umanità e una naturalezza che sono una delle cose più potenti del film. Vincere per lei sarebbe un triplo salto mortale. Marina De Tavira, la 'padrona' di Cleo nel film di Cuaron, è un'altra delle candidate per la prima volta: nomination nella categoria come miglior attrice non protagonista, l'interprete messicana si era già fatta notare a livello internazionale in La Zona di Rodrigo Plá. Altra 'debuttante' e nella stessa categoria non protagonista è Regina King per l'interpretazione di Sharon Rivers nel film Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins, che già le ha fatto vincere il Golden Globe. Sono tre su cinque, nella categoria non protagonisti, gli attori che corrono per la prima volta: Richard E. Grant con Copia originale di Marielle Heller (nonostante una già lunga carriera che comprende tra gli altri Pret-a-porter di Robert Altman e Jackie di Pablo Larrain), Adam Driver grazie alla sua interpretazione nel film di Spike Lee Blackkklansman e Sam Elliott, il volto di tanti western, che in A star is born, con l'interpretazione del fratello maggiore di Bradley Cooper, si è fatto notare dall'Academy

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A un imprenditore cinese per 30 milioni villa simbolo di Portofino

E' la Buonaccordo che fu di Herbert Pagani

Lifestyle Lusso
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Un imprenditore cinese ha acquistato per circa 35 milioni di lire villa Buonaccordo, lussuosa dimora padronale che domina Portofino. L'immobile per la sua posizione e il suo colore giallo è presente in tutte le foto che ritraggono lo skyline del borgo ligure. L'acquirente è Zhang Liang Johnson già leader della Kinetic Mines and Energy Limited, azienda leader in Cina nella filiera del carbone e attualmente nella Top Dynamic International, holding che si occupa principalmente di semiconduttori per l'elettronica.
    L'acquisto è stato trattato dall'agenzia immobiliare fiorentina Lionard, che cura immobili di lusso.
    Villa Buonaccordo, nota nel borgo come Villa Pagani, appartenuta alla famiglia dell'artista Herbert Pagani, era di proprietà di un imprenditore italiano legato al mondo dei cellulari. La dimora è completamente restaurata. Un'altra dimora storica di Portofino, Villa Altachiara che fu della contessa Francesca Vacca Agusta circa un anno fa era stata venduta a un russo per una cifra simile

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Burberry a Londra, Tisci tiene banco nel british day

Luci anche su Westwood e Victoria Beckham a London Fashion Week

Lifestyle Moda
Chiudi Burberry - Riccardo Tisci - Autunno/inverno 2019/2020 (ANSA) Burberry - Riccardo Tisci - Autunno/inverno 2019/2020

 Giornata clou all'insegna dei quadrettini di Burberry, ma non solo, alla London Fashion Week, che ha visto in pedana i big del panorama della moda inglese: dai brand e dai volti più iconici (incluso quello di dame Vivienne Westwood), al nuovo glamour rampante di Victoria Beckham.
    Riccardo Tisci ha fatto il bis, presentando la sua seconda collezione per Burberry, che ripropone lo schema con cui ha esordito la scorsa stagione, ovvero un guardaroba con due anime: streetwear per i più giovani seguaci del marchio e classico per la clientela più agée e legata alla tradizione. La sfilata si è svolta in ambienti diversi all'interno del Blavatnik Building della Tate Modern, nuova ala del museo, con le mannequin capeggiate da super top come Natalia Vodianova e Maria Carla Boscono che passavano dalla cornice ruvida e industrial della prima sala, all'eleganza formale e borghese della seconda, scivolando sullo sfondo di diversi scenari sonori in un'alternanza di musica classica e rock. In pedana, montoni profilati di Shearling, paltò in finta pelliccia abbinati a corsetti per la ragazza Burberry, alternati a Montgomery di piumino e Vintage Checks in patchworks audaci con tanto di stampa animalier per i boys. Sartoria bon ton dal taglio pulito invece sia per le signore che per i gentlemen, ravvivato da frange, catene metalliche e cristalli applicati a mano per le Ladies, in una palette dominata da beige, nero, con accenti di verde, rosso, marrone e flash oro per la sera. Anche Vivienne Westwood ha presentato oggi la sua collezione e ancora una volta ha approfittato del podio delle sfilate per fare un appello a favore della tutela dell'ambiente e per lanciare un'invettiva contro la Brexit. Più che un défilé, una vera manifestazione di protesta con tanto di cartelli e Dame Vivienne con il microfono in mano. Sullo sfondo, i tipici motivi stilistici della designer: tartan, check e silhouette Cool Britannia. Moda allo stato puro senza messaggi trasversali, invece, da Victoria Beckham che ha presentato in mattinata una collezione autunno inverno ispirata al tailoring maschile, con citazioni Seventies. In prima fila ad applaudirla, il marito David con i figli, seduti accanto all'inossidabile direttrice di Vogue Usa, Anna Wintour. 
   

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Podcast, l'ascesa in Italia dello storytelling da ascoltare

Matteo Caccia racconta il nuovo mondo e La Piena, storia dell'infiltrato tra i narcos

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Matteo Caccia, foto di di Paolo Carlini (ANSA) Matteo Caccia, foto di di Paolo Carlini

S'intitola La Piena il racconto della storia di Gianfranco Franciosi, un meccanico nautico coinvolto in un traffico di cocaina proveniente dal Sud America, che inizia a collaborare con la polizia italiana diventando di fatto un infiltrato. Anzi, diventa il primo civile infiltrato sotto copertura nella storia della lotta al narcotraffico in Italia. Il racconto, con una lunga intervista a Franciosi, arriva al pubblico attraverso il podcast, il modo di fruizione attraverso l'ascolto che sta da qualche anno anche in Italia diventando un mezzo narrativo di grande fascino e importanza. Secondo un rapporto Nielsen che per la prima volta a novembre 2018 ha monitorato i podcast si tratta di un segmento in espansione. In tre anni gli ascoltatori abituali in Italia sono più che triplicati (+217%). Secondo la ricerca si è passati da 850 mila ascoltatori nel novembre 2015 a 2 milioni e 700 mila nel novembre 2018.

Matteo Caccia, voce nota agli ascoltatori della radio (un passato a Radio Popolare, ora è tra l'altro autore di Pascal quotidiano su RadioRai), ha realizzato per Audible Originals Italia, "La Piena", convinto che il podcast abbia una fascinazione particolare e un grande futuro davanti. "Il podcast - racconta ad Ansa Lifestyle - lo scegli, lo vai a cercare, lo ascolti con attenzione e se qualcosa ti distrae e devi interrompere vuoi riprendere la storia da dove l'hai lasciata. Il podcast può permettersi di andare a fondo nelle cose perchè è un racconto senza fretta, senza durata prestabilita, senza un palinsesto da seguire e il livello di attenzione di chi ascolta è molto alto". Per La Piena, Caccia è andato nella Liguria di Franciosi, a Bocca di Magra, ha fatto un'indagine ambientale proprio come un autore di copioni ma non si è fermato alla scrittura. "In un podcast il primo elemento che ti arriva è il mondo sonoro, le voci, la musica, si crea suggesione, tensione, una drammaturgia non lineare non legata solo al testo scritto", spiega. La storia affascinante di Franciosi è arrivata con il libro autobiografico Gli orologi del diavolo (Rizzoli) scritto con il giornalista Federico Ruffo, che per primo ha raccontato la storia di Gianni in una sua inchiesta a Presadiretta poi la produzione podcast per Audible, la piattaforma Amazon che nel 2018 ha varato le produzioni originali italiane sull'onda dell'espansione del nuovo mezzo che unisce innovazione tecnologica allo storytelling.

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Cittadinanza attiva, a Roma si riparte col verde

Per il bene comune quartieri in prima fila e Retake è un 'caso' di eccellenza

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Roma, dalla cura del verde dei cittadini, il nuovo impegno sociale (ANSA) Roma, dalla cura del verde dei cittadini, il nuovo impegno sociale

Al primo appuntamento al mercato rionale dello storico Testaccio sono stati adottati oltre 150 giovani alberi che saranno piantati a breve nelle buche sparse in grande quantità sui marciapiedi del quartiere. In tutto gli spazi da riempire sono cinquecento e, una volta, ospitavano splendide piante che fiorivano ogni primavera. Ora gli alberi sono caduti e le vecchie aiole sono piene di spazzatura ed escrementi, nonché minacce per chi sui marciapiedi ci cammina distrattamente. La piantumazione è una iniziativa intrapresa spontaneamente dagli abitanti del quartiere e si chiama ‘Ripartiamo col verde’. E’ organizzata da diverse associazioni afferenti al gruppo ‘Quartieri attivi’ (www.quartieriattivi.org) che hanno già provveduto a piantare più di 400 alberi e si aggiunge alle sempre più numerose attività che nascono spontaneamente nella capitale per sopperire alla mancanza di manutenzione dell’amministrazione cittadina e ai cattivi comportamenti degli abitanti che sporcano senza, pare, alcun interesse per il bene comune.

Le adozioni degli alberi prevedono non solo la copertura delle spese per comprare i giovani biancospino (Crataegus Monogyna), frassino meridionale (Fraxinus angustifolia) o albero pagoda (Parrotia persica). Pagando 100/150 euro, si ha diritto ad una targa col proprio nome che sarà fissata al tutore ma si acquisisce anche l’onere delle annaffiature. Per attecchire le piante hanno bisogno di almeno 60 litri di acqua alla volta per i primi due anni, da erogare una volta alla settimana nei periodi caldi dell’anno. “L’adozione è un vero e proprio impegno civile. I cittadini non si scoraggiarono e si organizzano con delle taniche da trasportare su e giù dai palazzi, anche coinvolgendo portieri e vicinato o riempiendo secchi alle fontanelle sparse nella zona, - commenta Elisabetta Galgani dell’associazione Via Marmorata 169. Il progetto ha l’approvazione del Comune di Roma che fornisce i giardinieri per eseguire le piantumazioni ma, purtroppo, non svolgerà la manutenzione.

Sono invece 40 gruppi sparsi per la citta, in totale circa 5.000 persone dal centro alla periferia, i volontari di ‘Retake Roma’, movimento spontaneo, apartitico, no profit nato per la manutenzione del decoro urbano. Rebecca Jean Spitzmiller, la fondatrice di Retake Roma, ha ricevuto da Sergio Mattarella l'onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per il suo coinvolgente impegno nella lotta contro il degrado urbano e nella difesa dei beni comuni.

Diffuso a macchia d’olio supera ora i confini della città, presente da Agrigento a Torino, e, in occasione della ‘festa della Terra' del 31 marzo 2019, ha organizzato la più grande operazione di ripulitura e di rigenerazione su Roma. Migliaia di cittadini di tanti quartieri della città, forniti di ramazze, decespugliatori, sacchi dell'immondizia e pale, si occupano di ripulire quattro punti strategici noti per il loro stato di abbandono come il Canale dei Pescatori di Ostia, il deposito Atac di piazza Ragusa, largo Fratelli Lumière nel III Municipio e il Parco del Colle Oppio a Monti.

I romani si rimboccano le maniche, abbelliscono e mantengono puliti anche i parchi giochi dei bambini, abbandonati e sporchi. Spazzano i marciapiedi all’ingresso dei palazzi e fanno rinascere giardini (come a San Giovanni l'associazione del Parco di Carlo Felice) e perfino parchi cittadini.  E’ il caso del signor Stefano Vaida, odontotecnico in pensione, antesignano dell’impegno civile, che da solo cura circa 5.000 mq di verde che circonda molti palazzi del quartiere della Serpentara, il ‘parco della Torricella’. “Era una valle che è stata riempita dal Comune con la terra di risulta che arrivava dal quartiere Flaminio, dall’area della caserma di via Guido Remi e del Maxxi. Purtroppo includeva anche materiali non salubri. Poi la zona è stata ricoperta con molti metri di terra tanto da divenire un colle. Ho iniziato circa dieci anni fa’ a ripulirla dalle sterpaglie, dall’immondizia e dai rovi. Inizialmente lavoravo con delle vanghe e delle zappe ma era molto difficile. Ho chiesto aiuto agli abitanti del quartiere e, con il supporto di alcuni condomini e del vicinato, abbiamo comprato un trattorino. Ho piantato degli alberi nuovi, ho costruito delle panche ed una casetta di legno per i bambini. Il parco oggi è molto frequentato”. Vaida fa un appello agli abitanti della Serpentara: “Purtroppo negli anni l’aiuto dei cittadini è calato e ci vorrebbe un gruppo organizzato di persone per proseguire con la cura di questa area”.

 

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